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10 – Misure alternative alla detenzione

TAPPA DIECI 

 

 Le misure alternative

 

Si può accedere alle misure alternative solo quando la condanna diventa definitiva.

Rappresentano infatti una diversa modalità di scontare la pena attribuita dal Magistrato, e non sono paragonabili in alcuna maniera -come occasionalmente viene riportato- ad una scarcerazione anticipata. Scontare una misura alternativa fuori dal carcere non vuole dire ‘uscire prima’ o ‘non scontare tutta la pena’: rappresentano una modalità di scontarla nella fase esecutiva, dando particolare attenzione alla funzione rieducativa della pena come indicato dall’art. 27 della Costituzione Italiana. Una volta che la attribuzione della pena è definitiva, si intraprende un percorso di riabilitazione e per questo si valuta la misura più indicata per portarla a termine. Per questo le misure alternative non sono richiedibili prima della sentenza definitiva: in quel periodo si viene sottoposti a misure cautelari, ma non essendo ancora stati giudicati lo Stato non può ipotizzare misure di rieducazione.

 

Le misure alternative sono differenti per detenuti comuni e detenuti tossicodipendenti e/o alcoldipendenti. I detenuti comuni che abbiano una pena o un residuo di pena inferiore ai tre anni possono richiedere: l’affidamento ai servizi sociali  a cura dell’Ufficio Esecuzione Pene Esterne (UEPE); il regime di semilibertà a metà pena (non per tutti i reati ne per tutti i condannati); la detenzione domiciliare sotto i due anni ed in casi  particolari (donne con prole, problemi di salute, anzianità) pene inferiori ai quattro anni.

I detenuti tossicodipendenti con una pena o un residuo di pena inferiore ai 6 anni (per chi in recidiva 4 anni)  possono richiedere l’affidamento terapeutico in comunità (per accedere serve un programma di trattamento terapeutico socio-riabilitativo e la disponibilità di una comunità di accoglienza). oppure l’affidamento terapeutico ambulatoriale (per accedervi serve un programma di trattamento concordato con il SerT (servizio Tossicodipendenze).

Tutte le persone con pena inferiore ai 3 anni possono chiedere l’affidamento al UEPE (Ufficio Esecuzione Pena Esterna) in caso abbiano un lavoro e un alloggio.

Bisogna tenere conto che le misure alternative si possono chiedere, ma non sono concesse in maniera automatica e non è un diritto ottenerle: ad esempio la percentuale di concessioni di misure alternative cambia di regione in regione. Nel meridione la percentuale di concessioni è notevolmente più basse che nel settentrione d’Italia.

 

Per accedere alle misure alternative bisogna presentare un’istanza (o la presenta l’avvocato in tribunale, o il detenuto con una apposita procedura) al Tribunale di Sorveglianza. Dopo circa 2 o 3 mesi il Tribunale fissa la seduta della Camera di Consiglio in cui si valuta il caso in questione; dopo due o tre giorni il Tribunale di sorveglianza può decidere di accogliere l’istanza e dare il via alla misura alternativa richiesta, oppure di non accoglierla. In questo secondo caso è possibile fare ricorso ma i tempi di attesa sono molto lunghi e quindi non è una prassi molto seguita; di solito  si presentare una nuova istanza dopo sei/sette  mesi  sperando che vada meglio.

Le misure alternative non sono cumulabili fra di loro.

 

 

Approfondimenti

Le misure alternative, una per una

 

Affidamento in prova ai Servizi Sociali

Può   essere concesso ai condannati con pena o residuo di pena inferiore a 3 anni   (6 in caso di tossicodipendenza).    Intende evitare al condannato i danni che potrebbero derivare dal   contatto con l’ambiente penitenziario. Prevede una ‘relazione di sintesi’   elaborata durante la permanenza nell’Istituto di reclusione che indichi in   quale modo l’affidamento ai servizi sociali potrebbe contribuire alla   prevenzione della reiterazione del reato e alla rieducazione del condannato.   Gli evasi, o coloro cui è stato precedentemente revocato un affidamento in   prova, non sono ammessi alla misura alternativa per 3 anni (5 in caso di chi   ha commesso un reato durante l’evasione o il precedente affidamento).

 Detenzione domiciliare

Misura   alternativa alla detenzione per condannati con una pena o un residuo di pena   inferiore ai due anni, estensibili a quattro in casi particolari, di salute o   problemi familiari (es. madri con bambini). Per ottenerla è comunque   necessaria la disponibilità di un domicilio.

 Liberazione condizionale

Il   condannato che ha trascorso metà della pena e non meno di trenta mesi, con   pena residua di non più di 5 anni può richiedere di scontare il periodo   restante in ‘libertà vigilata’. E’ importante ricordare che solo circa il 3   per cento di richieste vengono effettivamente accolte.

 Libertà controllata

E’   una modalità di sostituzione di pena detentiva che si attua nei soli   confronti dei condannati a pagare pene pecuniarie (spese di processo per   esempio) e che non siano in grado di farlo. Comporta la firma una volta al   giorno presso un ufficio di Pubblica Sicurezza, e l’impossibilità ad   allontanarsi dal comune di residenza (salvo particolari permessi), il ritiro   del documento di espatrio.

 Semilibertà

Per   detenuti che hanno scontato metà della pena (o i due terzi, in caso di reati   particolarmente gravi). Il detenuto può trascorrere parte della giornata   fuori dall’Istituto di reclusione per tornarvi la notte. Viene applicata per motivi   di lavoro, per mantenere i legami famigliari, per motivi di studio.

 Sospensione condizionale della pena

Può   essere concessa esclusivamente alla prima condanna con pena non superiore a   due anni. Nel caso il detenuto non commetta nuovi reati nei cinque anni   seguenti, la pena si estingue. In caso contrario va sommata (e quindi   scontata) assieme alla nuova condanna.

NON SONO MISURE ALTERNATIVE ALLA DETENZIONE:

 Arresti domiciliari

E’   una misura cautelare (ovvero riguarda l’indagato o l’imputato, quindi la   persona non ancora giudicata colpevole) che indica ugualmente la necessità di   attuare una forma di controllo nei confronti del soggetto, che non sia   necessariamente la privazione della libertà. Ha tempi ben precisi, non si può   protrarre oltre un certo termine che varia in base alla gravità del reato   commesso.

 Arresto ospedaliero

Persone   in attesa di processo, in condizioni tali da richiedere il ricovero   ospedaliero possono essere trasferite in ospedale per il periodo necessario   alle cure.

 Libertà vigilata

La   libertà vigilata indica un regime di libertà in cui devono essere rispettate   alcune prescrizioni date dalle autorità di Pubblica sicurezza. E’ una misura   di sicurezza che si attua nei confronti dei condannati a pene superiori a   dieci anni (e ai detenuti in permesso premio o licenza) dopo che   questi abbiano terminato di espiare tutta la loro pena. Il periodo di libertà   vigilata quindi si va ad aggiungere alla durata della detenzione.

 Rinvio (obbligatorio e facoltativo) dell’esecuzione della pena

L’esecuzione   della pena viene rimandata (e non cancellata) in caso di gravidanza  o nei sei mesi successivi al parto. Dai sei   mesi ai tre anni può essere rimandata, ma è necessario un domicilio. Nelle   carceri italiane nel 2011 sono reclusi 44 bambini da zero a tre anni assieme   alle loro madri. Al compiere del terzo anno il bambino viene dato in   affidamento alla famiglia o ai servizi in caso non vi siano possibilità,   mentre la madre termina di scontare la propria pena.

Il   rinvio riguarda anche detenuti in AIDS conclamato o in uno stato di salute   non compatibile con il regime carcerario.

 

(per gli approfondimenti sulle misure alternative e sulle scarcerazioni si veda ‘Le principali norme penali e penitenziarie’ illustrate  da Ristretti Orizzonti, da cui prendono spunto diverse delle voci qui   presentate).

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